Il Metodo ASP (Approccio Sequenziale Propedeutico) ideato dagli autori del libro, nasce dalla necessità di dare alla riabilitazione in acqua una giusta e pari dignità e considerazione, in termini di concretezza ed efficacia, rispetto alle più note ed usate modalità riabilitative “asciutte”.
La semplicità, la logica, il richiamo ai principali principi neuromotori, insieme alla conoscenza specifica delle leggi fisiche dei corpi in immersione, sono alla base di questo metodo. Per troppi anni il “setting terapeutico” acqua è stato il palcoscenico di non meglio definite attività pseudo riabilitative, svolte da variegate figure professionali per lo più non in possesso dei requisiti abilitanti la professione sanitaria. Lo sforzo degli autori è stato quello di fornire ai fisioterapisti uno strumento di consultazione basato su una logica sequenza di azioni e procedure che, insieme ad una necessaria formazione pratica, potesse rendere la loro opera professionale in acqua, semplice, sicura, concreta ed efficace.
La prima edizione, sotto forma di manuale dell’A.S.P. dell’ANIK, è stata realizzata nel 2010.
Questa seconda edizione, aggiornata nei contenuti, si avvale della collaborazione dei Colleghi dell’ANIK: Romana Costagliola per la parte di Neuropsicomotricità; Cristina Aniello, Sergio Calabrese e Sara Piccione per il capitolo dedicato alla riabilitazione Vascolare.
Premessa
L’ambiente acquatico per la sua semplicità è un “Setting terapeutico ideale” in cui, un Fisioterapista esperto di Idrokinesiterapia, può effettuare un lavoro di grande valenza riabilitativa enfatizzando al massimo il recupero delle residue possibilità psicomotorie dei pazienti. La riabilitazione in acqua è una disciplina ricca di contenuti e obiettivi fisiologici, sociali e ricreativi, ma anche di una propedeuticità idonea a quella fase di adattamento necessaria ad un paziente, che esce, da una determinata realtà e condizione fisica, per ritrovarsi improvvisamente immerso in un’altra dimensione psico-fisica. L’acqua è una sorta di filtro, un ambiente protetto in cui non esistono la carrozzina o altri ausili; è uno spazio liquido che sostiene e difende dal pericolo di cadere, uno spazio liquido in cui è possibile poter riverificare, sperimentare una verticalità quasi senza rischi. In un tale contesto il paziente guarda il proprio Fisioterapista, in una ottica meno “sanitarizzata”.
È un ambiente che permette di lavorare globalmente sulle principali aree di pertinenza riabilitativa (sul reclutamento neuro-muscolare, sul rilassamento, sulla respirazione, sulla propriocettività, ecc.). La riabilitazione in acqua è effettuata in un ambiente che per la particolarità e peculiarità stessa dell’acqua dà piacere fisico, crea una motivazione ed interesse nel paziente spesso costretto a percorsi riabilitativi anche di medio e lungo termine. In acqua si può verificare la tridimensionalità dello spazio circostante che spesso è precluso a chi ha limitazioni funzionali. Il “setting terapeutico” acqua - come preferiamo pensarlo è un ambiente che permette soprattutto di “muoversi” interiorizzando le esperienze motorie in globalità, in cui evocare al massimo tutte quelle che sono le potenzialità psicomotorie dei pazienti sfruttando alcuni principi fondamentali della rieducazione neuromotoria e delle leggi fisiche dell’acqua. Ad esempio lavorando sui livelli dell’acqua, aumentandoli e diminuendoli, lavor ando sul volume degli ausili che vengono utilizzati (galleggianti), si può lavorare sulla propriocettività, sul controllo dei volumi polmonari o con la velocità di esecuzione degli esercizi, quindi c’è tutta una modalità e peculiarità fisica che rende il lavoro svolto in acqua, l’idrokinesiterapia, particolare, specifico e differente dal lavoro fuori dell’acqua senza peraltro andare in contrasto con quest’ultimo. Inoltre l’acqua è un ambiente che anche in chiave funzionale nei confronti di alcune condizioni invalidanti permette di capire se abbiano senso e concretezza determinate proposte e protocolli di lavoro a secco. Questo perché prima ancora di fare un lavoro in acqua, si dovrebbe fare sempre una valutazione funzionale a terra, per poi confrontarla con quanto il paziente riesce ad effettuare in ambiente microgravitario.
L’acqua in sintesi, è un ambiente in cui è possibile creare ed ipotizzare modalità riabilitative che potranno e dovranno essere sempre individualizzate finalizzate al raggiungimento di obiettivi concreti, mai fini a se stessi.