Psicofarmacoterapia clinica 5/e 2013
Fioriti Edizioni
Psicofarmacoterapia clinica 5/e 2013
Donatella Marazziti
Fino a non molti anni fa la scelta terapeutica si basava esclusivamente sul giudizio soggettivo del medico che, a partire dalle proprie conoscenze e soprattutto dall’esperienza acquisita durante l’esercizio della professione, prescriveva la terapia che riteneva più appropriata per un determinato paziente. Da qualche tempo, la maggiore consapevolezza della necessità di impostare la terapia sulle più recenti prove scientifiche, la difficoltà a seguire il sempre maggior numero di dati pubblicati sulle riviste internazionali, l’interesse da parte degli enti pubblici a ottimizzare i costi nell’ambito della salute, offrendo la copertura economica solo per quei trattamenti dimostratisi efficaci, la disponibilità di metodi empirici riproducibili e le sempre maggiori possibilità di confronto e scambio, hanno spinto i ricercatori a sviluppare protocolli terapeutici. L’evidence-based medicine ha portato allo sviluppo di linee-guida per il trattamento che hanno acquisito grande rilevanza clinica, mostrando una netta superiorità rispetto alla soggettività del precedente approccio in molte branche della medicina, quali l’anestesiologia, la cardiologia e l’oncologia, dove l’alta tecnologia e la precisione dei metodi garantiscono risposte stabili e prevedibili. Più recentemente anche la psichiatria si è posta sulla linea della evidence-based medicine con lo sviluppo dei sistemi diagnostici, delle scale di valutazione, delle interviste cliniche strutturate e, infine, delle linee guida per il trattamento.
È chiaro che un libro di psicofarmacoterapia non può considerarsi esaustivo per quanto riguarda la “cura” di tutti gli aspetti di molte patologie psichiatriche che per definizione riconoscono eziologie polifattoriali, ma è indubbio che non si possa ignorare il ruolo centrale che i farmaci psicotropi rivestono nella gestione delle principali sindromi psichiatriche e che non si debbano privare di presidi terapeutici validi pazienti che non possono trarne che benefici. L’importante è conoscere gli strumenti da usare e utilizzarli nella maniera giusta per i tempi necessari, adattandoli, ogni volta che è possibile, al singolo paziente.
PREFAZIONE
Il progetto che ha portato alla quinta edizione del manuale Psicofarmacoterapia clinica prende forma nel 2002 e scaturisce dall’esigenza, avvertita sempre più pressante anche nel nostro paese, di poter disporre di linee guida terapeutiche, basate su dati clinici affidabili e scientificamente validi, ma di immediata e facile applicazione nella pratica clinica routinaria. Nel corso di questi anni, c’è stato un impegno costante per garantire l’aggiornamento delle terapie presentate, sulla base dei nuovi farmaci introdotti o ritirati in Italia o nei paesi anglosassoni, insieme allo sforzo di rendere sempre più pratica e agevole la consultazione, riservata non solo a chi lavora in ambienti accademici, dove senza dubbio sono utilizzate le linee guida internazionali, ma anche agli psichiatri che svolgono la loro attività nel territorio e necessitano di indicazioni chiare da utilizzare nelle situazioni di emergenza in cui si trovano spesso a operare.
È evidente che un libro di psicofarmacoterapia non può considerarsi esaustivo per quanto riguarda la “cura” di tutti gli aspetti di molte patologie psichiatriche che per definizione riconoscono eziologie polifattoriali, ma è indubbio che non si possa ignorare il ruolo centrale che i farmaci psicotropi rivestono nella gestione delle principali sindromi psichiatriche e che non si debbano privare di presidi terapeutici validi pazienti che non possono trarne che benefici. L’importante è conoscere gli strumenti da usare e utilizzarli nella maniera giusta per i tempi necessari, adattandoli, ogni volta che è possibile, al singolo paziente.
I lettori noteranno che la V edizione di Psicofarmacoterapia clinica è più lunga delle precedenti: questo perché alcuni capitolo sono stati rivisti in maniera sostanziale, ne sono stati inseriti nuovi su argomenti non trattati prima, ma ritenuti importanti, come le dipendenze non farmacologiche e le comorbilità neurologiche e endocrine, nonché appendici supplementari per fornire, a chi fosse interessato, qualche dettaglio farmacologico in più sulle singole categorie di composti, e criteri diagnostici e terapeutici per situazioni complesse o di comorbilità con patologie internistiche, evenienza molto frequente nella prassi quotidiana.
Ringrazio dunque gli autori che hanno contribuito alla stesura dei nuovi capitoli, insieme ai colleghi che hanno collaborato con me fin dalla prima edizione e al dott. Fioriti che continua a sostenermi in questo progetto. Il ringraziamento più sentito va però ai lettori sparsi in tutt’Italia che mi hanno “costretto” ad andare avanti nelle varie edizioni e mi hanno stimolato a fornire un manuale sempre migliore.
Donatella Marazziti